La lancetta avanza coi suoi passi di morte. Un'ombra trafigge il muro, prima di svanire.
Fuori dalla finestra il sole è incerto, non so quanto durerà.
(Prima che le nubi offuschino tutto. Prima che la pioggia inizi a scandire i secondi.)
La mia stanza è vento e fumo e io sono un pensiero dimenticato.
Davanti a me una finestra aperta sul Nulla.
( Affascinante abisso in cui cadere.)
Lecco il fiele della mia esistenza malata, mentre pagine di angoscia strisciano sul pavimento, rapite da una folata di vento.
E quando verrà la pioggia l' unica cosa di cui sarò cosciente è che non mi riprenderò mai dalla malattia di amarti.
( In fondo è autunno anche per le mie illusioni.)
Per favore, smuovi la polvere della mia non vita.
Per favore, togli la cenere di queste sigarette che scandiscono le mie ore.
Per favore, lecca via il dolore dalla mia pelle.
E sorreggimi.
Sorreggimi mentre cado.
If only tonight we could sleep
If only tonight we could sleep
In a bed made of flowers
If only tonight we could fall
In a deathless splell
If only tonight we could slide
Into deep black water
And breathe
And breathe
Then an angel would come
with burning eyes like stars
And bury us deep
In his velvet arms
And the rain would cry
As our faces slipped away
And the rain would cry
Don't let it end...
The Cure - Live al teatro greco di Taormina
20 agosto 2005

Open, Fascination Street, A Strange Day, alt.end, The Blood, The End of the World, Shake Dog Shake, Us or Them, A Night Like This, Push, Just Like Heaven, A Letter to Elise, Lullaby, Never Enough, The Figurehead, From the Edge of the Deep Green Sea, Signal To Noise, The Baby Screams, One Hundred Years, Shiver and Shake, End
1st encore: At Night, M, Play For Today, A Forest
2nd encore: If Only Tonight We Could Sleep, The Kiss
3rd encore: Inbetween Days, Friday I'm In Love, Boys Don't Cry
4th encore: Faith, Three Imaginary Boys, Grinding Halt, 10:15 Saturday Night, Killing An Arab
Un sogno. Le loro note, lo splendido scenario del teatro antico, il mare e le luci di Taormina. Io e te così vicini. Potevo sfiorarti, potevo sentire il tuo respiro. Tutto perfetto, come non lo sarà mai più. Perfetto fino alle lacrime. 3 ore e 5 minuti di delirio, di commozione, di emozioni fortissime che nessuna metafora potrebbe mai descrivere, momenti che resteranno scolpiti per sempre dentro me. E' stato come toccare l'infinito, è stato come stare sospesi in un'altra realtà.Una passeggiata fuori dal mondo.Un sogno.
Tanta bellezza uccide, adesso che è tutto finito.
Stenditi con me all'ombra di questo sogno.
Che importa se siamo o siamo stati?
Malinconia
è una nota dolce
che mi culla,
che ti culla.
ll sole della verità arde,
stende il deserto.
Il passato si espande
insieme all'universo.
Ma tu raggiungimi, raccoglimi,
stenditi con me all'ombra di questo sogno.
Siamo fantasmi imprigionati nell'amplesso dell'essere e del non essere.

Resto qui, seduta sulla riva dei miei pensieri che, come onde, sprofondano per risalire. Più in fondo, il mare della vita che ruggisce.
E' terrore della vita questo stare seduta qui, al limitare della tenue linea d'ombra, dove tutto è confine, attesa. Aspetto forse di dire è troppo tardi?
Le ore fuggono, chissà dove. Chissà dove andrà a finire tutto il tempo perso.
Le vedo librarsi in volo, le ore, come uccelli notturni, o affondare le radici nel Passato, come piante selvatiche. Si rincorrono con la loro refurtiva: frammenti di infinità che sono persi per sempre, inghiottiti dal mare della vita.
In questo inferno di sensazioni, in questo caos di ricordi dimenticati, non so più se troverò una strada.
La strada.
Non so più quando il cielo tornerà ad essere cielo.
Il foglio bianco è un'epifania. Mi ricorda che ogni espressione è vana e che le parole sono aborti. Muoiono prima ancora di essere scritte, corrose dal verme della lucidità. I sogni marciscono sotto il sole della verità rendendo l'aria insalubre. Restano solo questi brandelli di frasi che prendono consistenza dalla loro inconsistenza. Ma è il non senso che spiega il senso. E' ciò che muore sulle labbra che spiega ciò che davvero emerge dalla mia coscienza malata.
[Il tragico battito del mio cuore è sempre identico sè stesso. Si ripete come una nenia funebre o un canto di battaglia].
Il foglio bianco è un'epifania. Mi ricorda che un 100 lascia un vuoto e che un 100 è un ruolo perso e un ruolo nuovo da cercare. E i pensieri rimbombano nello spazio siderale della loro inutilità. Perchè è questo quello che devono dire: il Nulla, la vacuità assoluta del mio essere me stessa e un'altra.
[Io sono una cometa. Brillo per un attimo e poi mi frantumo alla velocità della luce].
Questo foglio bianco è ciò che io sento e ciò che io sono.
E adesso è spento
l’ultimo faro.
Si chiude il sipario
Frusciando.
Silenzio.
Il suono amaro
dell’ultima nota
Risuona
Finto,
nella mente.
Si sente nell'aria
odore di fine.
E' solo
il gioco delle parti.
E' solo
nostalgia di un ruolo.
La mia dannazione
è essere sempre al confine
tra la vertigine dell'Infinito
e il cieco Nulla.
E mentre il Tempio della Ragione
si va sgretolando sotto i piedi,
gli Istanti in processione
avanzano senza suono.
La Vita si perde
nell' eclisse dei sensi.
Questo tramonto che si sgretola sul mare
ha la stessa anima di un crepuscolo greco.
E se ripercorro le strade del pensiero
sono ancora lì, nella dimora degli dei.
Ho visto le montagne nebbiose della Tessaglia,
e i templi dove ardevano fuori che non si consumano ancora.
Ho visto Itaca sulla via del ritorno
e Delfi, dove ancora riecheggiano i responsi dell'oracolo.
Ho camminato sulla storia, sotto cieli limpidi,
immuni da quel male incurabile che è il tempo.
Ho sentito cantare inni
dai profondi abissi dei millenni.
E li sento ancora,
perchè l'eco ritorna, sempre.
Ho solo rovine in grembo
e le cullo come se fossero
qualcosa da tenere al caldo,
qualcosa di vivo e prezioso.
Ma tutto tende a morire
dentro me, lo sento.
La grande cattedrale
delle mie illusioni
crolla su se stessa.
Non resta che un lungo,
sordo eco di morte.
E io, come una statua
corrosa dal tempo,
decado.
Il ricordo di te
mi giunge come
una porta che sbatte
e s'apre sul nulla.
Sei per me vago
come nebbia che sfugge
inesistente come Dio
morto da tutta l'Eternità.
Sto scavando dentro me
grandi fosse dove seppellire
te e Dio.
Sto cantando litanie
che fanno vibrare le stelle
e cadere la pioggia.
Ora è tempo che la marea si ritiri
e cancelli le orme
che solcano la mia riva.
Giù in fondo alla voragine
della mia anima cieca
ci sono scale buie e contorte
che conducono dritto
all'Inferno.
Ho il pregio o la dannazione
di saper scendere
quelle scale
quando tento di dimenticare
me stessa
e gli orrendi segreti del divenire.
Accade allora che non sento più
le mani e i piedi
e divento pensiero o sogno.
Un torpore nebbioso
che precipita
verso il suo Inferno privato.
Schiere di tramonti identici
oltrepassano l'orizzonte
fingendosi futuro.
Soli morenti mi incoronano di luce
svelandomi i segreti del divenire.
Ho visto tramonti infuocati
morire sempre allo stesso modo.
Ho visto oceani svuotarsi,
farfalle perire,
nebbie dissolversi,
steli accasciarsi.
Ho visto l'impronta della morte
in ogni essere che vive.
Ho visto la morte
stesa accanto a me.
Si diffonde nell'aria
come un male incurabile.
Da quando nasciamo
iniziamo a perire
E ogni alba ha in sè
il germe delle tenebre.
Il seme del pianto
cresce rigoglioso e solitario
nel mio vuoto
ed esce dai miei occhi
quando è tempo di mietere sogni.
Lo piantasti tu,
squarciandomi il ventre
con parole d'amore sfiorito.
Poi lo abbandonasti lì,
a nutrirsi del deserto.
La tua assenza
è un urlo che spezza
il mio canto.
E' un'ascia di ricordi
che recide
le mie fragili ali.
E' una notte insonne
di respiri soffocati.
E' il vuoto che mi si insinua dentro
mentre il sangue
mi urla il tuo nome
nelle vene.
Ascolta!
E' il respiro della notte inquieta.
Nella notte che geme
io divento vento
e canto per te.
Riesci a sentirmi?
Immagini scorrono nella mia mente.Immagini di questo 2004 che muore e affonda nel Passato.Ci sei tu in ognuna di queste immagini.Ci sei tu che sei entrato e uscito dalla mia vita all'improvviso, sconvolgedomi l'anima. Sono passata dal paradiso all'inferno, fino a toccare il fondo.
Non ho grandi pretese da questo nuovo anno.So che i miei più grandi sogni, per quanto li desideri disperatamente, non si realizzeranno.So che certi vuoti d'anima non si colmeranno mai.Vorrei solo riuscire a ritrovare me stessa, uscire da questo fango.Trovare una qualche forza, dentro o fuori di me.Riavere indietro la mia felicità e non sentirmi così morta dentro.
Addio 2004
I’ll stay here forever
with your image embedded in my chest,
Taking my solitude by the hand.
I’ve been sitting for so long here,
On the cliff of suicide
But i’ve never learned
How to embrace death.
I’ll stay here forever
Waiting for you,
my destiny.
Ieri ho fatto il bagno.Forse l’acqua profumata, il calore, la schiuma mi avrebbe fatta rilassare.Sì, molti si rilassano così. Giocavo con le bolle di sapone.Le creavo e le distruggevo.e lo facevo con tale naturalezza, che non mi accorsi del tempo che passava. Io intanto pensavo. I pensieri sono la mia prigione. Pensavo a come tutto si possa spiegare attraverso il semplice e apparentemente innocuo gioco delle bolle. Sì, stiamo tutti vivendo un grande gioco in cui creiamo e distruggiamo qualsiasi cosa. Siamo estremamente precari, così come è precario tutto ciò che passa attraverso le nostre mani o il nostro cuore. Forse per questo ci piace creare e distruggere.E’ un nostro bisogno naturale.e così impegnamo tutte le nostre energie nel raggiungimento della felicità per poi distruggerla e vederla volare via come una bolla di sapone.abbiamo bisogno di avere bisogno, ecco tutto.non accettiamo la perfezione. abbiamo bisogno di cercare e ottenere per poi distruggere e ancora cercare e ottenere…e distruggere.tutto ciò perché, nella nostra finitezza (connaturata alla nostra umanità) non riusciamo neanche a concepire l’eternità. sappiamo giusto pronunciare la parola che la rappresenta e usarla come puro elemento di decorazione per frasi di cui non conosciamo il senso, ma non sappiamo immaginarla perché non ci appartiene. E mentre aneliamo all’infinito, all’eterno, una parte di noi muore ogni giorno. Precipitiamo all’inferno per aver desiderato il paradiso.E capita, a volte, di creare una splendida bolla di sapone, di amarla e volerla preservare dalle forze distruttive che ci sono connaturate e distruggerla involontariamente, solo per averla stretta troppo fra le mani.
Ma il tuo ultimo bacio sparì
rubato dal vento di Luglio.
Lì sono i tuoi passi,
dove l'onda s'infrange
e cancella.
Sono un relitto
in balia dei tuoi occhi.
Affondare in te
è il mio destino.
Ritrovami
tra oceani di parole dimenticate.
Cercami
al confine tra l'onirico e il reale.
Io sono qui,
col petto trafitto dalla tua immagine.
Io ti aspetterò,
mentre illumini la mia anima
col tuo solo esistere.
Nel verde intenso dei tuoi occhi:
lì voglio morire.
Vago a passi languidi
nel regno sfumato dei miei ricordi,
laddove giace la mia svanita gioia.
In bilico sull'orlo
della voragine che porto dentro,
attendo visioni vespertine
di antichi fantasmi del passato
tornati per rubarmi l'anima
e bere le mie lacrime.
***
Giaccio sulle spine del mio roseto
cresciuto dal malessere,
sospeso nel Nulla
di ciò che sono.
Trafitta da venti di ghiaccio,
osservo il lento sfiorire di una rosa
mentre ignote foreste
sussurrano il mio nome.
Restano indelebili le orme
di chi mi camminò sul cuore.
Continuo a scorgere il mio dolore ovunque.
E' in ogni ricamo di nubi
in ogni illusorio riflesso di luce,
in ogni ombra crepuscolare.
Il silenzio ha fatto del mio cuore la sua dimora
e il vento non canta più per me,
è solo un profeta di sventure.
La mia prigione ha sbarre
fatte di minuti identici.
E' la deriva dell'essere,
l'oblio di me stessa.
Qui giaccio,
ai confini tra l'essere e lo svanire.
Lento fluisce il tempo
recidendo rose,
Lento fugge il tempo
e tutto in esso precipita.
Seduta sulle rovine
di ciò che un tempo fu amore,
osservo l'orizzonte perdersi
in un crepuscolo viola.
percepisco il tenue svanire dei contorni
come se fosse il mio svanire
e per un attimo mi fondo con l'ombra
lacrimando sorrisi spenti.
Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
[E.Montale]
Sono un pensiero obliato,
una goccia di pioggia
troppo pesante per la sua nube.
Come acqua scivolo via da te
sfiorandoti appena.
come pioggia mi infrango su neri selciati
morendo in piccole pozze
in cui specchiarsi.
Non posso salvarmi, non puoi salvarmi.
Eppure vorrei solo tornare a dormire
su nuvole di zucchero...
E non vedremo mai la luce
uscendo da questo labirinto di sorrisi uccisi.
Mai vedremo un solo raggio di luna
in questa nostra notte infinita.
Innalzeremo il nostro canto di stelle
danzando davanti all'altare
dove arde e si consuma
la nostra felicità sacrificata
per l'invidia degli dei.
I pensieri mi morivano sulle labbra oggi
mentre, invisibile, vagavo
tenendo la mia solitudine per mano.
Avevo un funerale nel cuore
e un velo d'opaca tristezza sugli occhi,
pioveva sul mio cielo interiore
e tu vedevi solo il sole di fuori.
Mi osservavi da lontano
intrecciar capelli come fati avversi
e vedevi solo una macchia nera sullo sfondo.
Ero per te l'imperfezione di uno splendido quadro.
